«Ho un terribile bisogno della religione. Allora esco di notte per dipingere le stelle», scrisse il pittore al fratello Theo.



"Notte stellata" dipinto nel giugno 1889, durante il soggiorno di Van Gogh presso la casa di cura di St. Rémy.
Paesaggio nell'anima e paesaggio dell'anima, impressione ed espressione.
Sembra quasi di vedere e sentire sulla tela il pennello che fluttua come un dito a disegnare un cielo in un'estasi di moto ondulatorio. Qualsiasi spettatore è illuminato da questa Notte, qualunque anima si impressiona e si esprime in questa Notte.
Sullo sfondo i ricordi del suo paese natio olandese dormiente, così tranquillo, con la sua chiesa dei ricordi. Come una nera fiamma, il cupo cipresso, conduce l'anima ad un vortice di sfere di luce.
Il cielo è sereno, però. Il pennello si lascia guidare e trascinare dalla luce, dalla passione, dal vorticoso movimento per compartecipare dell’Universo, cieco di certezze, ma saldo nel suo cielo azzurro.
"Pare che la notte sia più viva e più riccamente colorata del giorno”, scrive Vincent sempre al fratello Theo.
Angosciosa la vita, angosciosa la notte: è un tormento questa Notte stellata, fuoco, e luce, il riflesso del tormento esistenziale partono direttamente dal cuore dell'artista e si esprimono nelle sue forti pennellate, quasi violente, ma, al contempo, così divinamente sicure.

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